

23) Leopardi. Ultimo canto di Saffo.
Canzone sull'infelicit umana e protesta contro la Natura che ha
privato Saffo della bellezza: questa  una chiave di lettura
conforme a una interpretazione di Leopardi tutta tesa a
sottolineare il conflitto impari fra uomo e Natura. Anche in
questi versi, per, si pu cogliere un amore profondo per tutto
quanto circonda il poeta, che qui si identifica con la poetessa
greca Saffo giunta al termine della vita.
All'inizio  descritta la bellezza commovente dell'alba, di cui si
pu godere - come degli altri mirabili spettacoli della Natura -
fintanto che non si prende coscienza della nostra condizione
miserevole di mortali. Ma anche in preda ai disperati affetti,
alla disperazione, l'uomo pu provare piacere (insueto gaudio)
in una sorta di comunione con la Natura, quando essa si presenta
sconvolta, agitata, distruttrice. Il rapporto dell'uomo con la
Natura non dipende soltanto dalla coscienza o meno del nostro
essere al mondo per la morte; anche la Natura, come l'uomo, non si
presenta sempre nello stesso modo e offre quindi, in ogni caso, la
possibilit di un rapporto di sintonia e di armonia. Infatti, dopo
la descrizione di una Natura furiosa e dopo una pausa, i versi l9-
20 ripropongono in maniera lapidaria una certezza: Bello il tuo
manto, o divo cielo, e bella / sei tu, rorida terra.
A questo punto il poeta si pone di fronte a una frattura
terribile: la bellezza della natura  infinita, a me dell'infinita
bellezza non  toccato nulla. E' la frustrazione assoluta
dell'uomo che aspira all'infinito e scopre di essere destinato al
Nulla.
E' vano cercare il perch di ci: Arcano  tutto, / fuor che il
nostro dolor. Ma progressivamente una spiegazione prende corpo
(versi 50-54): fra gli uomini regnano le sembianze, cio la
bellezza come aspetto esteriore; in chi ne  privo non 
apprezzata nessuna virt, n la sapienza, n la poesia. Questa 
la sorte che Zeus (il Padre) ha dato agli uomini.
Dopo una nuova pausa, il v. 55  lapidario come il l9: Morremo.
Il corpo si dissolver, sia esso stato ammanto disadorno o
amene sembianze; ma l'amore sopravviver nell'amato, e - se 
possibile la felicit in terra (Leopardi, anche in un momento cos
drammatico, non lo esclude in maniera categorica, anzi sembra
ammetterlo e comunque desiderarlo e sperarlo) - l'amato vivr
felice. La dotta lira e il canto possono avere la meglio sul
Nulla.
G. Leopardi, Ultimo canto di Saffo (l822) (vedi manuale pagine l46-
l47).
1   Placida notte, e verecondo raggio.
2   della cadente luna; e tu che spunti.
3   fra la tacita selva in su la rupe,.
4   nunzio del giorno; oh dilettose e care.
5   mentre ignote mi fur l'erinni e il fato,.
6   sembianze agli occhi miei; gi non arride.
7   spettacol molle ai disperati affetti.
8   Noi l'insueto allor gaudio ravviva.
9   quando per l'etra liquido si volve.
10  e per li campi trepidanti il flutto.
11  polveroso de' Noti, e quando il carro,.
12  grave carro di Giove a noi sul capo,.
13  tonando, il tenebroso aere divide.
14  Noi per le balze e le profonde valli.
15  natar giova tra' nembi, e noi la vasta.
16  fuga de' greggi sbigottiti, o d'alto.
17  fiume alla dubbia sponda.
18  il suono e la vittrice ira dell'onda.
    .
19  Bello il tuo manto, o divo cielo, e bella.
20  sei tu, rorida terra. Ahi di cotesta.
21  infinita belt parte nessuna.
22  alla misera Saffo i numi e l'empia.
23  sorte non fenno. A' tuoi superbi regni.
24  vile, o natura, e grave ospite addetta,.
25  e dispregiata amante, alle vezzose.
26  tue forme il core e le pupille invano.
27  supplichevole intendo. A me non ride.
28  l'aprico margo, e dall'eterea porta.
29  il mattutino albor; me non il canto.
30  de' colorati augelli, e non de' faggi.
31  il murmure saluta: e dove all'ombra.
32  degl'inchinati salici dispiega.
33  candido rivo il puro seno, al mio.
34  lubrico pi le flessuose linfe.
35  disdegnando sottragge,.
36  e preme in fuga l'odorate spiagge.
    .
37  Qual fallo mai, qual s nefando eccesso.
38  macchiommi anzi il natale, onde s torvo.
39  il ciel mi fosse e di fortuna il volto?.
40  in che peccai bambina, allor che ignara.
41  di misfatto  la vita, onde poi scemo.
42  di giovanezza, e disfiorato, al fuso.
43  dell'indomita Parca si volvesse.
44  il ferrigno mio stame? Incaute voci.
45  spande il tuo labbro: i destinati eventi.
46  move arcano consiglio. Arcano  tutto,.
47  fuor che il nostro dolor. Negletta prole.
48  nascemmo al pianto, e la ragione in grembo.
49  de' celesti si posa. Oh cure, oh speme.
50  de' pi verd'anni! Alle sembianze il Padre,.
51  alle amene sembianze eterno regno.
52  di nelle genti; e per virili imprese,.
53  per dotta lira o canto,.
54  virt non luce in disadorno ammanto.
    .
55  Morremo. Il velo indegno a terra sparto,.
56  rifuggir l'ignudo animo a Dite,.
57  e il crudo fallo emender del cieco.
58  dispensator de' casi. E tu cui lungo.
59  amore indarno, e lunga fede, e vano.
60  d'implacato desio furor mi strinse,.
61  vivi felice, se felice in terra.
62  visse nato mortal. Me non asperse.
63  del soave licor del doglio avaro.
64  Giove, poi che perr gl'inganni e il sogno.
65  della mia fanciullezza. Ogni pi lieto.
66  giorno di nostra et primo s'invola.
67  Sottentra il morbo, e la vecchiezza, e l'ombra.
68  della gelida morte. Ecco di tante.
69  sperate palme e dilettosi errori,.
70  il Tartaro m'avanza; e il prode ingegno.
71  han la tenaria Diva,.
72  e l'atra notte, e la silente riva.
 (G. Leopardi, Canti, Newton Compton, Roma, l996, pagine 67-73).
